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un’ onorificenza
per il suo lavoro svolto in favore di questa nuova
razza ceca tanto apprezzata non solo nel mondo delle
esposizioni ma anche in quello della protezione
civile.
Lo Slovensky Kopov fa parte del
gruppo 6, segugi e cani da pista di sangue e razze
assimilate. La sua resistenza nel seguire la traccia
degli animali fa di lui un cane molto amato dai
cacciatori di cinghiali. Il suo mantello è nero con
macchie focate. Da non confondere con l’Erdelyi Kopo
(o Segugio della Transilvania) di origine ungherese
o con il Gonczy polski (PL). La razza è stata
riconosciuta nel 1988.
Lo Slovensky Cuvac fa parte del
gruppo 1, cani da pastore. E’ una razza che si è
sviluppata nelle montagne dove custodiva il gregge.
Ricorda il Pastore Maremmano Abruzzese o il Cane da
Montagna dei Pirenei per il suo mantello tutto
bianco.
Il Cesky Fousek detto anche Cane
da ferma Boemo a pelo ruvido fa parte del gruppo 7.
Il suo aspetto ruvido fa pensare un po’ al nostro
Spinone Italiano ma in versione più leggera.
Se le razze nazionali occupavano
la prima pagina del catalogo e del poster della
mondiale, gli stand delle razze locali erano un po’
poveri di documentazione. Invece di essere presenti
durante i 4 giorni, magari con una semplice
esposizione fotografica, gli stand erano vuoti. Nel
ring d’onore non vi è stata una presentazione
ufficiale delle razze nazionali anche se alla fine
della giornata vi era un podio dedicato solo alle
razze nazionali.
Il catalogo era scritto in due
lingue, tenendo così in considerazione i nomi delle
razze inglese e slovacco. Assai leggibile anche se
non vi era una separazione distinta fra i gruppi. In
compenso vi erano delle pagine bianche e lo spazio
necessario per segnare le classifiche vicino ai
soggetti. Di fianco ad ogni razza vi era l’orario di
passaggio, assai bene rispettato nell’insieme. A
differenza delle altre manifestazioni alcuni
cataloghi dei giorni successivi erano già a
disposizione di alcuni visitatori. Se all’inizio il
fatto aveva suscitato molte perplessità, la cosa è
stata subito chiarita: sui giudizi appariva sia il
nome del proprietario che il nome del cane con i
suoi titoli. Il giudice aveva dunque la possibilità
di conoscere l’identità sia del cane che
dell’espositore prima della fine dei giudizi.
Moltissime le razze presenti anche
per la vicinanza dei paesi dell’Est alcune delle
quali mai viste in Italia e spesso assai difficili
da vedersi anche durante la giornata visto il numero
limitato dei soggetti.
All’inizio del catalogo erano vi
era un elenco speciale che spiegava quali erano le
razze che potevano accedere al CACIB a secondo del
colore, mantello e taglia. Un’altra lista menzionava
le razza che non potevano accedere al CACIB perché
non ancora riconosciute definitivamente dalla FCI.
In questa lista troviamo l’Australian stumpy tail
cattle dog (1), Pastore Bianco Svizzero (112), il
Pastore Rumeno Mioritic (10), il Pastore Rumeno
Carpatin (16), il Dogo Canario (70), il Cimaron
Uruguayo (5), il Tornjak (10), il Pastore Rumeno
Bucovino (0), il Dansk-Svensk Gardshund (4), Taiwan
dog (0), il Gonczy Polski e il Russkiy Toy (26 +
72). Vi erano anche le liste delle coppie, gruppi e
progenity che avrebbero sfilato nel ring d’onore.
La manifestazione è stata seguita
da un folto pubblico. Hanno calcolato circa 10.000
persone al giorno. I giovani fino ai 12 anni
accompagnati da adulti non pagavano. Molte le
scolaresche. Un pubblico assai diverso dalle altre
manifestazioni. Si aveva l’impressione di stare in
una sagra tanto la gente era rilassata e allegra.
Non ci sono state dei momenti di tensione. La gente
era ben pilotata dalla sicurezza che oltre a vietare
l’entrata in certe zone faceva anche da ufficio di
informazione. Nel catalogo vi era un cartina con la
posizione dei ring. Spesso questi era inaccessibili
visto la transenna di gabbie e di sedie degli
espositori. Molti si sono lamentati perché lo spazio
non permetteva di mettere in risalto il movimento
dei cani e vari sono stati i giudici che hanno
dovuto dividere le classi in piccoli gruppi. Altri
ring invece erano troppo bui, lontani da una fonte
di luce naturale e illuminati da delle lampade
deboli. Assenti le lavagne a bordo ring dove seguire
le qualifiche date dai giudici. Poco dunque il
contatto fra quello che succedeva nel ring e il
pubblico.
Continua
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