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Un
bilancio tutto sommato non così negativo, per quanto riguarda le
iscrizioni di cucciolate, come alcuni numeri prima della riunione
potevano far sembrare: in realtà, i
dati, per quanto approssimativi (in base ad un calcolo aggiornato
al 20 aprile) ridimensionano quelli comunicati nella relazione.
“Nessun trionfalismo -afferma il Presidente Attimonelli- ma pare
che rispetto al corrispondente periodo del 2005 quest’anno si
abbia un aumento del 4% delle iscrizioni. Un fattore che va
monitorato per studiare una soluzione che permetta di risalire la
crina di una situazione che ci vede accomunati solo alla Spagna
perchè negli altri paesi d’Europa non c’è questa tendenza negativa
sulle nascite di cuccioli di razza”.
Quello che è emerso dai vari interventi è che,
indubbiamente, quanti più vincoli ed ostacoli si pongono
all’allevatore, quante più difficoltà gli si impongono, tanto più
lo si allontana, demotivandolo a partecipare alle manifestazioni
organizzate e promosse dall’Ente e al lavoro di selezione
zootecnica che questo dovrebbe incentivare.
Una di queste onerose complicazioni, ad esempio, è il
microchip: anche in occasione di questa riunione è infatti stato
ricordato che andrebbe offerta la possibilità all’allevatore di
inserirlo, come d’altra parte è consentito fare agli allevatori di
altri animali come i bovini. Una richiesta che l’Ente ha già fatto
a suo tempo, quando entrò in vigore la norma, incontrando però le
resistenze dei veterinari supportati dal Ministero della salute
che al momento non ha ancora offerto una risposta alla richiesta
dell’Enci.
L’altra spinosa questione su cui diversi allevatori hanno
chiesto una spiegazione o avanzato delle perplessità e rimostranze
è stato l’aumento dei costi di iscrizione alle manifestazioni: la
diminuzione delle entrate non può essere sopperita da una
maggiorazione dei costi, perchè non si può caricare sui soci
rimanenti il costo complessivo dell’organizzazione.
Il Presidente Attimonelli, a questo proposito, ha fatto
notare che i costi di iscrizione alle manifestazioni erano
intoccati da nove anni, avendo subito solo un aggiustamento
centesimale con l’avvento dell’euro. Per far fronte alla
diminuzione delle entrate si è anche pensato ad una
diversificazione dei servizi e magari all’introduzione di alcune
agevolazioni per l’iscrizione di cucciolate numerose, visto che la
diminuzione non è nelle nascite ma nelle iscrizioni.
E, sottolinea inoltre il Presidente: “la perdita di
affiatamento dei soci e il loro allontanamento è dovuto in parte
anche ad un difetto di interpretazione del campo di esplicazione
della nostra attività che non sono solo le prove di utilità, di
caccia, i brevetti... dobbiamo aprirci ad una cinofilia di tipo
diverso, a più ampio respiro. La cinofilia d’élite porta a lenta
ma sicura morte, siamo assolutamente assenti per quanto riguarda
la cinofilia di base, per quanto riguarda il cinofilo neofita
completamente inesperto che portato a casa il cucciolo non sa cosa
fare se non fargli delle carezze... è a queste persone che
dobbiamo rivolgerci offrendogli un servizio. Questa è, a mio
avviso, la chiave per la cinofilia del futuro”.
Diversi sono stati gli interventi del signor Veronesi,
rappresentate dell’associazione allevatori, che tra l’altro, si
oppone alla modifica dell’articolo due delle disposizioni generali
che vorrebbe togliere la verifica e la certificazione zootecnica
tra le finalità indicate dallo Statuto. “Collegate alle varie
normative -tuona Veronesi- c’è l’obbligo per chi gestisce il libro
genealogico ad operare la selezione perchè il registro delle
origini non è una cosa morta, un registro di dati anagrafici fine
a se stesso, ma deve comprendere tutte quelle valutazioni che del
cane vengono fatte nel tempo e gli fanno acquisire un significato
e un’importanza diversa. Il fatto di togliere tra le competenze
pubblicistiche dell’Enci la selezione trovo sia contro lo spirito
di queste normative e contro i nostri interessi. Per delegarle a
chi, visto che l’Enci è l’unico soggetto individuato dalla
normativa come depositario di questo tipo di attività?!”
Il dottor Attimonelli a questo proposito risponde che ci
terrebbe a chiarire l’equivoco di fondo tra i limiti della
funzione pubblicistica e la natura privata della nostra
associazione perchè l’impressione è che ci sia una pericolosissima
tendenza ad identificare l’Enci con l’ufficio centrale del libro
delle origini. Una tendenza autodistruttiva che non tiene conto
della socialità dell’Enci, di tutto quello che è come
associazione, ma non tiene conto soprattutto del fatto che
l’ufficio centrale del libro non funziona senza la nostra
socialità perchè è la nostra base volontaristica che raccoglie i
dati necessari al funzionamento dell’ufficio centrale del libro.
Interventi contrari all’approvazione del bilancio e alla
relazione del Presidente anche da parte del dottor Di Lorenzo che
ritiene che questi non contengano una proposta risolutiva alla
crisi: “Oggi come oggi il pedigree porta all’anagrafe canina, al
microchip, a essere soggetti a controlli… e se da parte dell’Enci
non c’è sensibilità nei confronti degli allevatori questi si
discostano, si allontanano... già in occasione dell’assemblea di
luglio del 2004 ho denunciato un problema visto attraverso
l’analisi di vari fattori: allora preoccupato per una crisi, che
solo se prenderemo in considerazione oggi nel 2010 saremo in grado
di ripartire, erano state chieste proiezioni per l’anno a venire.
Ma secondo il Presidente la situazione non destava grandi
preoccupazioni e il Consiglio si era detto essere più che in grado
di attuare delle strategie di marketing capaci di far fronte alla
crisi, tra cui lo studio per l’informatizzazione dell’Enci che
però sono poi finite nel nulla. Il mio consiglio e suggerimento è
allora quello di diversificare i servizi perchè ricaricare i costi
ha sempre un effetto boomerang e le iscrizioni di cucciolate non
possono essere aumentate oltre un tot: già oggi le cucciolate
vengono registrate a metà…”
Concorde con la diversificazione dei servizi, di cui si
studierà una giusta strategia, il presidente dell’Enci fa sapere
che per quanto riguarda il settore informatico il ritardo è dovuto
alla grossissima spesa a cui si andrebbe incontro quindi si stanno
solo esaminando nuovi progetti di riforma del sistema informatico,
cercando soluzioni meno dispendiose.
Tra i vari partecipanti attivi e propositivi dell’assemblea
troviamo più volte sul pulpito anche l’avvocato Pugliese che trova
che ci sia una forzatura sempre maggiore nei confronti di prove,
controprove, titoli, passaggi etc che andrebbe forse rimeditato.
“Ogni razza ha un suo standard in cui non c’è dentro niente di
tutto quello che invece oggi bisogna fare per ottenere un titolo:
oggi c’è l’allevatore, il presentatore, il preparatore etc etc… e
chi avesse la sfortuna di comprare un cucciolo e vederlo crescere
bene ha fatto il peggior affare della sua vita perchè spenderà una
follia per vedere completare o raggiungere qualcosa che lo
standard assolutamente non richiede. Che allora il consiglio
direttivo stia attento ad avvallare le richieste di prove e
controprove perchè altrimenti la gente si disinnamora di fronte a
prospetti di costi e di sforzi cosi impegnativi… le razze non
soggette a prove di lavoro sono a volte privilegiate anche per una
questione di costi di carriere”.
Intervento tecnico molto apprezzato è stato poi quello del
dottor Ferdinando Asnaghi che fa riferimento all’articolo apparso
sulla rivista I nostri cani a firma del dottor Vezzoni per
ricordare che non è con la chirurgia che si fa la selezione, ma
con i controlli.
Ha accolto approvazione anche l’intervento di Emanuela
Ruggiero che ha lamentato la non replica da parete dell’Enci a
difesa degli allevatori all’articolo apparso su repubblica in
difesa del bastardo e in diffamazione del cane di razza. Come
allevatrice si è sentita offesa, e ritiene che l’Ente debba fare
assolutamente qualcosa in difesa degli allevatori perchè non è
possibile appaiano articoli che dicano che i labrador son tutti
zoppi, i boxer hanno problemi di pelle, i Dobermann diventano
pazzi… perchè questo significa calo di richieste e calo di
iscrizioni delle cucciolate.
A lei solidale nell’intervento, anche Cesare Bonasegale che
si dice preoccupato per la disinformazione e la campagna mediatica
contro il cane di razza vero ricettacolo di patologie ereditarie.
Senza negare che questo possa essere un problema da risolvere a
livello sanitario dei soggetti d’allevamento, l’Enci deve fare
qualcosa a livello mediatico e una campagna scegliendo come
paladino del cane di razza un bulldog che non è esattamente il
ritratto della salute in questo momento, non l’ha trovata un’idea
esattamente geniale...
Una
nota
disarmante, a mio avviso, viene dalla scarsa partecipazione di
molti allevatori che non si sono presentati a ritirare i premi, il
che è addolorante perchè segno di non molta considerazione per un
trofeo che rimane ancora il più significativo indice di qualità di
selezione.
Riepilogo presenze desunte dal verbale della Comissione verifica deleghe
Numero tot soci allevatori presenti 260 di cui 95 di
persona e 165 per delega, numero dei soci delegati 95 n dei soci
deleganti 89 tot n soci collettivi rappresentati 76.
Numero voti potenziali 3387 di cui 1214 totale voti
dell’Assemblea. |