Assemblea Generale dei Soci 2006

 

La gazzetta della cinofilia venatoria n.7 luglio 2006
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 Il 22 aprile si è svolta a Milano presso l’Hotel Michelangelo l’assemblea generale dei soci che ha visto, tra le altre cose, approvata la proposta di modifiche presentata dal consiglio direttivo al regolamento di attuazione dello statuto sociale Enci, e, all’interno della relazione tecnica dell’attività dell’anno 2005, l’assegnazione dei vari trofei: dal prestigioso Cajelli ai trofei di allevamento per esposizioni e prove

di Erica Recchia

 Un bilancio tutto sommato non così negativo, per quanto riguarda le iscrizioni di cucciolate, come alcuni numeri prima della riunione potevano far sembrare: in realtà, i dati, per quanto approssimativi (in base ad un calcolo aggiornato al 20 aprile) ridimensionano quelli comunicati nella relazione. “Nessun trionfalismo -afferma il Presidente Attimonelli- ma pare che rispetto al corrispondente periodo del 2005 quest’anno si abbia un aumento del 4% delle iscrizioni. Un fattore che va monitorato per studiare una soluzione che permetta di risalire la crina di una situazione che ci vede accomunati solo alla Spagna perchè negli altri paesi d’Europa non c’è questa tendenza negativa sulle nascite di cuccioli di razza”.

Quello che è emerso dai vari interventi è che, indubbiamente, quanti più vincoli ed ostacoli si pongono all’allevatore, quante più difficoltà gli si impongono, tanto più lo si allontana, demotivandolo a partecipare alle manifestazioni organizzate e promosse dall’Ente e al lavoro di selezione zootecnica che questo dovrebbe incentivare.

Una di queste onerose complicazioni, ad esempio, è il microchip: anche in occasione di questa riunione è infatti stato ricordato che andrebbe offerta la possibilità all’allevatore di inserirlo, come d’altra parte è consentito fare agli allevatori di altri animali come i bovini. Una richiesta che l’Ente ha già fatto a suo tempo, quando entrò in vigore la norma, incontrando però le resistenze dei veterinari supportati dal Ministero della salute che al momento non ha ancora offerto una risposta alla richiesta dell’Enci.

L’altra spinosa questione su cui diversi allevatori hanno chiesto una spiegazione o avanzato delle perplessità e rimostranze è stato l’aumento dei costi di iscrizione alle manifestazioni: la diminuzione delle entrate non può essere sopperita da una maggiorazione dei costi, perchè non si può caricare sui soci rimanenti il costo complessivo dell’organizzazione.

Il Presidente Attimonelli, a questo proposito, ha fatto notare che i costi di iscrizione alle manifestazioni erano intoccati da nove anni, avendo subito solo un aggiustamento centesimale con l’avvento dell’euro. Per far fronte alla diminuzione delle entrate si è anche pensato ad una diversificazione dei servizi e magari all’introduzione di alcune agevolazioni per l’iscrizione di cucciolate numerose, visto che la diminuzione non è nelle nascite ma nelle iscrizioni.

E, sottolinea inoltre il Presidente: “la perdita di affiatamento dei soci e il loro allontanamento è dovuto in parte anche ad un difetto di interpretazione del campo di esplicazione della nostra attività che non sono solo le prove di utilità, di caccia, i brevetti... dobbiamo aprirci ad una cinofilia di tipo diverso, a più ampio respiro. La cinofilia d’élite porta a lenta ma sicura morte, siamo assolutamente assenti per quanto riguarda la cinofilia di base, per quanto riguarda il cinofilo neofita completamente inesperto che portato a casa il cucciolo non sa cosa fare se non fargli delle carezze... è a queste persone che dobbiamo rivolgerci offrendogli un servizio. Questa è, a mio avviso, la chiave per la cinofilia del futuro”.

Diversi sono stati gli interventi del signor Veronesi, rappresentate dell’associazione allevatori, che tra l’altro, si oppone alla modifica dell’articolo due delle disposizioni generali che vorrebbe togliere la verifica e la certificazione zootecnica tra le finalità indicate dallo Statuto. “Collegate alle varie normative -tuona Veronesi- c’è l’obbligo per chi gestisce il libro genealogico ad operare la selezione perchè il registro delle origini non è una cosa morta, un registro di dati anagrafici fine a se stesso, ma deve comprendere tutte quelle valutazioni che del cane vengono fatte nel tempo e gli fanno acquisire un significato e un’importanza diversa. Il fatto di  togliere tra le competenze pubblicistiche dell’Enci la selezione trovo sia contro lo spirito di queste normative e contro i nostri interessi. Per delegarle a chi, visto che l’Enci è l’unico soggetto individuato dalla normativa come depositario di questo tipo di attività?!”

Il dottor Attimonelli a questo proposito risponde che ci terrebbe a chiarire l’equivoco di fondo tra i limiti della funzione pubblicistica e la natura privata della nostra associazione perchè l’impressione è che ci sia una pericolosissima tendenza ad identificare l’Enci con l’ufficio centrale del libro delle origini. Una tendenza autodistruttiva che non tiene conto della socialità dell’Enci, di tutto quello che è come associazione, ma non tiene conto soprattutto del fatto che l’ufficio centrale del libro non funziona senza la nostra socialità perchè è la nostra base volontaristica che raccoglie i dati necessari al funzionamento dell’ufficio centrale del libro.

Interventi contrari all’approvazione del bilancio e alla relazione del Presidente anche da parte del dottor Di Lorenzo che ritiene che questi non contengano una proposta risolutiva alla crisi: “Oggi come oggi il pedigree porta all’anagrafe canina, al microchip, a essere soggetti a controlli… e se da parte dell’Enci non c’è sensibilità nei confronti degli allevatori questi si discostano, si allontanano... già in occasione dell’assemblea di luglio del 2004 ho denunciato un problema visto attraverso l’analisi di vari fattori: allora preoccupato per una crisi, che solo se prenderemo in considerazione oggi nel 2010 saremo in grado di ripartire, erano state chieste proiezioni per l’anno a venire. Ma secondo il Presidente la situazione non destava grandi preoccupazioni e il Consiglio si era detto essere più che in grado di attuare delle strategie di marketing capaci di far fronte alla crisi, tra cui lo studio per l’informatizzazione dell’Enci che però sono poi finite nel nulla. Il mio consiglio e suggerimento è allora quello di diversificare i servizi perchè ricaricare i costi ha sempre un effetto boomerang e le iscrizioni di cucciolate non possono essere aumentate oltre un tot: già oggi le cucciolate vengono registrate a metà…”

Concorde con la diversificazione dei servizi, di cui si studierà una giusta strategia, il presidente dell’Enci fa sapere che per quanto riguarda il settore informatico il ritardo è dovuto alla grossissima spesa a cui si andrebbe incontro quindi si stanno solo esaminando nuovi progetti di riforma del sistema informatico, cercando soluzioni meno dispendiose.

Tra i vari partecipanti attivi e propositivi dell’assemblea troviamo più volte sul pulpito anche l’avvocato Pugliese che trova che ci sia una forzatura sempre maggiore nei confronti di prove, controprove, titoli, passaggi etc che andrebbe forse rimeditato. “Ogni razza ha un suo standard in cui non c’è dentro niente di tutto quello che invece oggi bisogna fare per ottenere un titolo: oggi c’è l’allevatore, il presentatore, il preparatore etc etc… e chi avesse la sfortuna di comprare un cucciolo e vederlo crescere bene ha fatto il peggior affare della sua vita perchè spenderà una follia per vedere completare o raggiungere qualcosa che lo standard assolutamente non richiede. Che allora il consiglio direttivo stia attento ad avvallare le richieste di prove e controprove perchè altrimenti la gente si disinnamora di fronte a prospetti di costi e di sforzi cosi impegnativi… le razze non soggette a prove di lavoro sono a volte privilegiate anche per una questione di costi di carriere”.

Intervento tecnico molto apprezzato è stato poi quello del dottor Ferdinando Asnaghi che fa riferimento all’articolo apparso sulla rivista I nostri cani a firma del dottor Vezzoni per ricordare che non è con la chirurgia che si fa la selezione, ma con i controlli.

Ha accolto approvazione anche l’intervento di Emanuela Ruggiero che ha lamentato la non replica da parete dell’Enci a difesa degli allevatori all’articolo apparso su repubblica in difesa del bastardo e in diffamazione del cane di razza. Come allevatrice si è sentita offesa, e ritiene che l’Ente debba fare assolutamente qualcosa in difesa degli allevatori perchè non è possibile appaiano articoli che dicano che i labrador son tutti zoppi, i boxer hanno problemi di pelle, i Dobermann diventano pazzi… perchè questo significa calo di richieste e calo di iscrizioni delle cucciolate.

A lei solidale nell’intervento, anche Cesare Bonasegale che si dice preoccupato per la disinformazione e la campagna mediatica contro il cane di razza vero ricettacolo di patologie ereditarie. Senza negare che questo possa essere un problema da risolvere a livello sanitario dei soggetti d’allevamento, l’Enci deve fare qualcosa a livello mediatico e una  campagna scegliendo come paladino del cane di razza un bulldog che non è esattamente il ritratto della salute in questo momento, non l’ha trovata un’idea esattamente geniale...

Una nota disarmante, a mio avviso, viene dalla scarsa partecipazione di molti allevatori che non si sono presentati a ritirare i premi, il che è addolorante perchè segno di non molta considerazione per un trofeo che rimane ancora il più significativo indice di qualità di selezione.

 Riepilogo presenze desunte dal verbale della Comissione verifica deleghe

Numero tot soci allevatori presenti 260 di cui 95 di persona e 165 per delega, numero dei soci delegati 95 n dei soci deleganti 89 tot n soci collettivi rappresentati 76. Numero voti potenziali 3387 di cui  1214 totale voti dell’Assemblea.

 
 
 

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