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presenta sempre la notizia e non l’opinione, in altre parole ti dice questi sono i fatti vedi un po’ tu cosa pensarne e questa realtà, in un mondo sempre più globalizzato anche, se non soprattutto, in termini di informazione, credo che per il lettore sia una bella garanzia. Secondariamente per la continuità, che sembra un fatto scontato ma non lo è soprattutto per le testate come la nostra, o comunque di settore, e al di fuori di qualsiasi logica editoriale. Ed infine perché MIGLIORE DI RAZZA ha sempre rifiutato le posizioni estreme, nei giudizi di ring come nelle cronache di palazzo, nelle interviste come negli speciali e questo non deve essere inteso come una posizione di comodo ma come l’imparzialità che consente a tutti, ma proprio a tutti, di leggere qualsiasi cosa. Scusate se è poco! |
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3 D: Quali sono state le difficoltà di fare informazione in Italia ? 3 R: Bella domanda soprattutto se si considera che quello italiano, se non sbaglio, è un popolo tra quelli meno inclini alla lettura e per i periodici non va meglio. E domanda ancora più bella se si pensa che siamo in un settore specifico, per cui il target si restringe ulteriormente. Per cui il quesito originale era e resta: ma cosa vuole il lettore? Comunque, perplessità a parte, siamo partiti nel Novembre del 1992 quando vide la luce il numero 1 di MIGLIORE DI RAZZA. I primi sono stati anni davvero pionieristici, anni nei quali non si poteva mai dare davvero nulla per scontato ma anche carichi di entusiasmo, quell’entusiasmo che dopo tredici anni, cento numeri e quasi un milione di kilometri percorsi da una expo all’altra, lo ammetto, è un pò scemato. C’era la novità, la voglia di farcela, di arrivare, di andare sempre un po’ più in là ma anche la cinofilia era un’altra. Meno giochi fatti e probabilmente meno ancora quelli da fare, ma questo è un altro argomento. |
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non fargli sapere il perché delle decisioni del giudice? Sta poi al lettore, solo per fare un esempio, valutare come mai quel giudice di quello stesso cane già giudicato in altra sede aveva magari detto un’altra cosa. |
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5 D: Cento pubblicazioni di Migliore di Razza hanno accompagnato la cinofilia italiana, sono state testimone dei grandi risultati della nostra cinofilia ed anche dei suoi momenti bui e di scandalo quale è stata sempre la posizione di Migliore di Razza, e perché? 5 R: La testata, come ho detto in occasione della seconda domanda, ha sempre cercato di fornire al lettore la notizia nuda e cruda senza schierarsi, perché schierandoti fornisci inequivocabilmente una opinione al lettore inducendolo a vederla come dici tu e perciò mi sembra più corretto astenersi. Per contro devo dire che non sempre anzi, sovente con fatica, abbia potuto attingere informazioni nelle sedi più disparate semplicemente dicendo: stampa! |
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6 D: In ordine di importanza, da uno a dieci quanti punti daresti all’autore, quanti al lettore e quanti alla notizia? 6 R: Cinque alla notizia, quattro al lettore e uno all’autore. |
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7 R: In cinofilia, questi stessi punti, come li distribuiresti tra l’espositore, il giudice, il cane e il pubblico? 7 R: Dando per scontato che il pubblico non conti nè influenzi le scelte del giudice sicuramente come sopra cinque al cane, quattro al giudice e uno all’espositore. In altre parole se non c’è il cane non c’è niente e, dando per scontato che ci sia, analogamente occorre la competenza del giudice per valutarlo, mentre l’espositore dovrebbe limitarsi alla presentazione. Forse non è sempre è così! |
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9 D: Ci azzardiamo, ma non troppo, con questa domanda di fantacinofilia: secondo te, come sarà la cinofilia del futuro? 9 R: Un conto è come potrà essere un altro è come vorrei che fosse. Temo che volga la prua su una rotta sempre più esasperata verso lo show dove le razze contano meno dello spettacolo e dove la tecnologia la farà sempre più da padrone, dimenticando le sue stesse origini. Io la vorrei invece sempre meno spettacolare, sì avete capito bene, meno spettacolare e più tecnica. E’ l’unica strada a mio parere che possa favorire, gradualmente, il ritorno dei grandi numeri di appassionati alle esposizioni e ai raduni perché il pubblico, diciamocelo francamente, quello che viene al pomeriggio con la faccia da turista e ti chiede tutte le volte dove sono i barboncini? e tu erano ieri con la compagnia, oppure dove sono i bassotti? e tu erano stamattina nei ring oggi ci sono solo i BOB, e loro cosa ci sono? Quel pubblico probabilmente può servire a incrementare il bilancio della manifestazione ma alla selezione delle razze, al miglioramento cinotecnico non serve proprio a nulla e anzi non c’è nemmeno da stupirsi se dopo una full immersion in esposizione, confuso da tanti termini cinotecnici, vada nel primo negozio che gli capita per comprare un cucciolo. |
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11 D: Ultimamente molti cinofili dicono che in expo c’è molta più maleducazione rispetto il passato e secondo te? 11 R: La maleducazione è purtroppo aumentata un pò ovunque ed è, a parer mio, un lato della personalità umana accentuata dalla frenetica vita di oggi e l’uomo tende ad applicare questo comportamento più o meno sistematicamente con i suoi simili: basta prendere il volante e fare qualche kilometro in qualsiasi città per rendersene conto. In esposizione la diminuzione di cinotecnia si accompagna volentieri e sovente alla voglia di raggiungere comunque determinati risultati e, in assenza dei requisiti sanciti dallo standard e rilevati dal giudice, spunta la maleducazione dentro e fuori dal ring. |
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12 D: Come vedi l’handling in Italia? 12 R: Basta dare un’occhiata ai cataloghi di molte esposizioni, agli handler presenti nei ring e ai cani che hanno al guinzaglio per effettuare una radiografia del fenomeno handling. Personalmente stimo e apprezzo quegli handler che esaltano i pregi del soggetto che presentano nell’ambito delle caratteristiche di razza senza alterarne volutamente movimento, toelettatura o altro ai fini dello show (visto che ci risiamo con lo spettacolo?) mentre mi sembra una grossa caduta di stile trovare eventualmente da ridire se non addirittura lamentarsi di quello che noi pubblichiamo quando non è condiviso. |
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13 D: Hai un giudice ideale? 13 R: Il mio giudice ideale è quello che entra nel ring della razza o nel ring d’onore e fa la sua scelta convinto delle sue motivazioni e indipendentemente da quello che dicono i pronostici, il pubblico, i colleghi o le mode del momento. E con quel giudice, chiunque esso sia e qualunque sia stato il suo verdetto, amo discorrere dei pregi e dei difetti, della tipicità o del movimento o di qualsiasi altra cosa in merito ai soggetti visti. |
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14 D: Esiste il tuo allevatore ideale? 14 R: Il mio allevatore ideale è quello che non si bea della vittoria in questo o quel Best in Show ma quello che cerca la crescita nel suo allevamento, nella sua linea di sangue o che si arresta pietrificato, quasi incredulo ed estasiato nel vedere un suo soggetto in posa o in movimento anche solo per pochi attimi magari in un prato, perché ha sentito un rumore e in quei pochi, magici, irripetibili secondi riesce ad assaporare la completezza e l’essenza del lavoro che ha fatto. Ricordo che in un campionato S.A.S. di circa otto o dieci anni fa, al termine di una classe particolarmente intensa, vidi fuori dal ring un allevatore inginocchiato piangere di gioia abbracciando il suo Pastore Tedesco col quale era giunto 13° Eccellente in una classe di oltre settanta soggetti! Ecco, sono sicuro che quel tale manco sapeva cosa fosse un Best in Show. Nè gliene importava. |
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15 D: Un tuo parere sulle esposizioni italiane? 15 R: Le esposizioni italiane sono state coinvolte, come qualsiasi altro ambito della vita, dalla crisi generale che attanaglia l’Occidente dalla seconda parte del 2.000 e che si è acquita come tutti sappiamo, ma della quale non hanno voluto prendere coscienza per presunzione o miopia. In altri termini fino a quando i grandi sponsor o i grandi poteri riuscivano a garantire un certo risultato ostriche e champagne per tutti mentre oggi non di rado si fatica ad arrivare a un sandwich. Questa filosofia purtroppo ricade anche sull’aspetto cinotecnico per cui ci si lamenta dei risultati finali, in altri termini del bilancio economico e cinotecnico della manifestazione, ma senza chiedersi sempre se è stato fatto tutto il possibile per evitare questo o quel problema. Ciò premesso non si può negare che l’ambito organizzativo generale riscontra indubbiamente un livello medio decisamente buono ma più per l’impegno di pochi singoli volontari che per una volontà corale. |
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16 D: Migliore di razza ha dei sogni nel cassetto o dei programmi e se sì possiamo sapere quali? 16 R: Migliore di razza ha un unico sogno nel cassetto da sempre e che è sempre lo stesso: assistere al divenire della cinofilia quale fenomeno globale. Svuotare i canili, cancellare l’abbandono, omettere dal dizionario il termine randagismo e portare questa nostra maledetta cultura antropocentrica verso una filosofia di convivenza fra uomo, ambiente e fauna, pacifica, serena ed equa. La cinofilia di cui sovente parliamo non può essere limitata solo al cane di razza, che poi peraltro viene abbandonato ugualmente. I programmi sono un’altra cosa e da Gennaio ci sarà una piacevole novità per tutti: un pò di pazienza. |
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18 D: Un tuo pregio e un tuo difetto? 18 R: Non ho difetti e per i pregi non saprei da dove cominciare... Scherzavo! Forse gli unici due pregi che mi riconosco sono l’essere una persona corretta e pragmatica. Per i difetti ci vorrebbe una sezione a parte dell’intervista... Ma facendo i seri anche quì non possono fingere di non sapere che la mia soglia di pazienza è molto bassa e di essere decisamente poco diplomatico (o con me o contro di me). |
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| Grazie Mimmo!!! | ||||||||||
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