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1-Sig.ra Pia Pedercini, cominciamo con
una domanda che riguarda il passato… ricorda il periodo in cui la
razza Dalmata irrompeva
nel cinema mondiale con il famoso Film “ La carica dei 101 “, a casa
sua c’erano già
i Dalmata ? Insomma… come ha conosciuto la Razza ?
E’
proprio il film di Walt Disney il responsabile del mio innamoramento
della razza. Portai i miei due figli, allora bambini, al cinema e da
lì, nel modo più banale e scontato, nacque il mio interessamento…
Acquistai un cucciolo maschio e poi una femmina. Dopo qualche tempo,
più di trent’anni fa, produssi la mia prima cucciolata… Da amatore,
non conoscevo ancora il mondo della cinofilia.
2-In precedenza aveva altri cani ? conosciamo la sua passione per i
Cavalli, sono arrivati prima i Dalmata o prima i Cavalli ?
Appena sposata, mio marito ed io costruimmo nelle brughiere del
Parco del Ticino una scuderia con otto box, per tenerci i nostri
cavalli , cavalli per i quali condividevamo la passione. Abitavo a
Milano, ma il week-end eravamo lì, nei boschi, a montare in lunghe
passeggiate accompagnati dai miei primi cani, due splendidi pastori
tedeschi.
3-Non ci capita spesso di intervistare
personaggi famosi della cinofilia, appassionati di
cavalli, a lei cosa dà
in termini di convivenza un cavallo e cosa dà
un cane, in particolare il Dalmata ?
Non è
paragonabile il rapporto cavallo-uomo con il rapporto cane-uomo. Non
lo è perlomeno per me. Purtroppo - ed è un vero peccato - da noi ed
anche nei paesi ippicamente più avanzati, come l’Inghilterra, il
cavallo vive la maggior parte della sua giornata chiuso in un box:
il suo rapporto con l’uomo si riduce a quando viene strigliato ,
sellato o bardato, e alle ore durante le quali l’uomo gli dà ordini
attraverso le redini o gli speroni o il frustino. Qualche carezza
sul collo, una carota e poi via nel suo box o in un recinto… Il
cavallo ha un cervello più piccolo rispetto al cane, e raramente gli
si dà la possibilità di svilupparne l’intelligenza dato che mai lo
si tiene vicino come si farebbe col cane. Il cane invece, se gli si
vuole bene, vive a contatto stretto coi suoi padroni, ne interpreta
lo sguardo, comprende il suo umore, il tono della voce e la sua
intelligenza può così svilupparsi in una intesa preziosa. In
particolare, il Dalmata, come del resto ogni razza, ma soprattutto
lui all’ennesima potenza, chiede e dà affetto, comprensione,
attaccamento…Io soffro quando, a ragione o a torto, ne viene
calunniato il carattere. Non è il “peluche” della “Carica”, il suo
carattere è senz’altro anche un fatto genetico, ma per il 50%, in un
cane così sensibile, dipende da come viene trattato, ossia dal
padrone.
4-Lei ha cominciato prima ad
allevare il Dalmata,
oppure ad esporlo, ci può raccontare com' è
stato il suo percorso cinofilo, la sua prima expo ( ricorda il
giudice e il risultato ), il suo passaggio da espositore ad
allevatore ?
Li allevavo, ma solo per passione. Nel
1978 l’Enci mi concesse l’affisso. Per anni continuai a fare qualche
cucciolata, con grande amore ma cercando soprattutto di produrre
soggetti sani, belli e col giusto carattere. Visitai allevatori in
tutta Europa ed anche in America. Il mio interesse per la razza
aumentò con le prime importazioni di tre fattrici, ma ancora non mi
avvicinai alle esposizioni fino agli anni ’80. Fu “Itto” acquistato
in Croazia, il primo soggetto che esposi nel 1985, con risultati
alti e bassi, non ci facevo gran caso, era un cane del tipo “braccoide”.
Lo chiamavamo “Tito”: a noi di casa piaceva molto ed era diventato
un membro della famiglia…
5-Come è stato il suo inizio come allevatore, la sua prima
cucciolata, il suo primo cane campione, quali sono state le
difficoltà che lei ha eventualmente riscontrato ?
Ho
già detto del mio inizio come allevatore. Nel 1988, nacque la mia
cucciolata in “G”, che seguiva le prime in “A”, “B”, ecc.. Dalla mia
bellissima grande “Erika” e da un grande stallone “Cadoc v. Huis
Dalmatho”, nacque con mia grande fortuna il mio straordinario “Gluck”.
Con lui cominciarono in tutta Europo i successi in esposizione, e
naturalmente ci presi gusto…Difficoltà? Nessuna, o forse inesperta
com’ero e senza malizia, navigavo serena incurante dell’ambiente.
6-Perché ha scelto per il suo affisso il nome Della Belcora ?
Semplice. E’ questo il nome che la
località dove ha sede il mio allevamento ha sulle mappe catastali.
7-Può menzionare un evento e/o un risultato e/o una persona che
abbia contribuito al suo successo o comunque alla sua crescita
cinofila ?
Fu il dott. Mario Perricone a scoprire
il mio Gluck e ad incitarmi e ad assistermi nelle mie prime
esperienze cinofile. Verso di lui, grande maestro e grande persona,
ho un grande debito di riconoscenza e di affetto.
8-Noi oggi, abbiamo poche notizie sui Club di Razza, la loro storia,
il momento in cui sono stati creati, come funzionavano allora, ecc,
ecc, come è stato il suo primo incontro con il Club di Razza, oppure
, come è stato il suo primo incontro con la Razza Dalmata “
istituzionale” ?
Fino al 1993, anno in cui la F.C.I,
transferì la razza dalmata dal gruppo 9 della Compagnia al gruppo 6
dei Segugi, non esisteva e non poteva esistere un Club di Razza del
Dalmata. Poi, con alterne vicende, si arrivò finalmente alla sua
costituzione. Il Club venne riconosciuto ufficialmente dall’Enci.
9-Ci può descrivere la situazione ( di Club, di expo, di giudici, di
quantità di numeri di soggetto iscritti, di numero di allevatori )
di allora ?
La razza godeva di buona salute, anche
se il “bum” seguito alla “Carica” si era fortunatamente attenuato.
In esposizione i Dalmata erano abbastanza numerosi. Gli allevatori
si contavano anche allora sulle dita di una mano, ma con una
tradizione alle spalle e con una produzione di qualità. I giudici,
quelli di vecchio stampo ora purtroppo quasi tutti scomparsi, erano
competenti anche perché, avendo l’oppurtunità di giudicare molti
soggetti, potevano approfondire la loro conoscenza.
10-Oggi, come vede la sua razza in Italia ?
La vedo male. Le iscrizioni al ROI sono
crollate. Più che mai la razza è oggetto di calunnie. Ne parlano
male i veterinari perché il più delle volte ricevono in ambulatorio
soggetti che sembrano squilibrati, restii a farsi toccare ecc. Ma di
chi la colpa? Delle importazioni a raffica al tempo del cartone di
Disney e dei padroni, che, come dicevo, non sanno gestire un cane
tanto sensibile e nevrile.
11-Secondo lei, quale è il livello della sua razza in Italia
rispetto all'Estero?
I pochi soggetti presenti nei ring
d’esposizione sono buoni, soprattutto rispetto a quelli di molti
paesi europei. Ma sono pochi, troppo pochi, per poter parlare di un
buon livello generale della razza.
12-Più in generale, nota delle differenze tra la cinofilia italiana
di 20 o 30 anni fa rispetto a quella attuale ?
Sì, moltissime differenze, per lo meno
in Italia. E purtroppo negative. Meno sportività, educazione
cinofila e di comportamento in generale. Soprattutto in esposizione.
13-Tre federazioni Mondiale e tre standard per una sola razza….cosa
ne pensa e nel caso della razza Dalmata le differenze sono notevoli
?
Le Federazioni sono tre ed ognuna ha il
suo standard. Ma le differenze sono poche ed il Dalmata è in tutto
il mondo sostanzialmente lo stesso. L’America accetta l’occhio
azzurro ed è più intransigente per quanto riguarda il superamento
della taglia, alcuni Paesi Europei ( anche l’Italia) sono molto
fiscali nell’esigere una dentatura completa, ma, ad eccezione di
queste differenze, gli standard sono uguali e in tutto il mondo il
Dalmata è e deve essere lui, il “cane macchiato” per eccellenza. |
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19-Come dovrebbe essere il padrone ideale per un cane della sua
razza ?
Affezionato, innamorato del suo cane,
ma non debole e incline a concedergli tutti i vizi… Il Dalmata non
sopporta e reagisce negativamente alle maniere forti, ma il padrone
deve sapere affermare la propria autorità: il Dalmata, da
furbacchione e un poco ruffiano qual’é, è pronto a mettere i piedi
in testa al padrone…
20-Cosa rappresentano per lei le esposizioni, per lei è importante
partecipare o vincere ?
In esposizione l’allevatore ha
l’opportunità di verificare la propria capacità di allevare bene. Se
i soggetti da lui allevati vincono fino ad ottenere il titolo di
campione, è la conferma che il suo sistema di allevare è corretto…
Le esposizioni non sono, come purtroppo molti ritengono, delle
frivole “sfilate”, ma hanno un notevole valore cinotecnico. Perciò
ritengo sia importante vincere, ma solo, naturalmente, se la
competizione è dura con soggetti davvero validi.
21-Quale consiglio si sentirebbe di dare ad un nuovo espositore e
allevatore ?
Ad un allevatore consiglio di allevare
poco, ma bene, approfondendo sempre più la conoscenza delle linee di
sangue e dando grande importanza, nell’ordine, a salute, carattere e
bellezza. Ad un espositore, di iniziare frequentando le esposizioni
da spettatore, cercando di carpire le finezze e la tecnica degli
handler più esperti.
24-Un giudice da ricordare ?
Il barone Renai della Rena. Anche se
non specialista della mia razza, è per me un esempio di educazione,
correttezza, signorilità verso gli espositori, vincitori e non.
25-Un allevatore ?
Tra quelli del passato, Annie Huisman
in Olanda (“von Huis Dalmatho”).
26-Una esposizione particolarmente bella ?
Le Internazionali di Bellagio,
bellissime per il posto e sempre bene organizzate. |