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| di Patrizia Casadei | ||||||||||||
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Mi capita spesso, quando passeggio per la strada, con il mio yorkie da esposizione, di incontrare persone estranee al settore le quali mi fanno mille domande sulla “strana” toelettatura che possiede il mio cane . Infatti la gente comune non sa che lo yorkie, che frequenta i ring, per mantenere il mantello al massimo delle sue condizioni, ha bisogno di costanti cure quotidiane e il pelo generalmente viene raccolto in bigodini disposti per tutto il corpo e su tutta la testa. Per noi allevatori ed espositori dello yorkie è ormai una routine quotidiana ed è “normale” vedere i nostri amati cani tutti imbigodinati; ma effettivamente è una toelettatura assai complessa e fuori dal comune, che richiede molta manualità e pazienza, e, per chi non frequenta le expo, appare molto strana e incomprensibile. A parte gli estranei al settore, tutti noi espositori conosciamo perfettamente lo scopo di questa toelettatura …. ma ci siamo mai domandati: questa pratica è sempre stata così?... Oppure: Quando è nata? A me personalmente, molte volte, mentre imbigodino uno dei miei yorkie, capita spesso di pensare a questo argomento e a chiedermi ed immaginarmi tutto questo…. a come i nostri “antenati” mantenevano il pelo dei loro soggetti e quali materiali potevano usare….vista l’evoluzione tecnologica che oggigiorno abbiamo…. Tutta questa curiosità mi ha spinto a fare alcune ricerche storico-fotografiche su alcuni vecchi libri di mia proprietà, per vedere e capire come è nata questa tecnica, e ho trovato diverse informazioni corredate da immagini molto interessanti che ho pensato di condividere con tutti voi . Su uno dei più vecchi libri inglesi della razza, “The Yorkshire Terrier”, di Sam Jessop, ho letto che già alla fine dell’800 usavano diverse cure sui soggetti destinati alle expo , infatti c’è un intero capitolo che spiega e consiglia come mantenere il mantello al massimo delle condizioni per un soggetto da esposizione. Già in quegli anni usavano ungere i soggetti destinati alle expo con grasso-gel oppure con misture diverse, ad esempio composte da: Pomade of Marrow 4 once, Olive Oil 1 oncia, Castor Oil 1 oncia ; Oppure misture composte da…Hydrous wool fat 2 ounces,benzoated lard 2 ounces almond oil 2 onces phenol 30 grains alcohol 90% ½ ounces Tutte queste misture erano rigorosamente corredate da dettagliate spiegazioni su come dovevano essere utilizzate. Viene anche consigliato di lavare il proprio yorkie settimanalmente per agevolare la cura del mantello. Possiamo notare che già in questi anni esistevano differenti pratiche su come mantenere il mantello di uno yorkie….ma c’era anche chi sosteneva che era solo necessario l’olio di gomito …”ELBOW-GREASE” |
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Molto interessante è stato poi scoprire come usavano proteggere il pelo della testa…. Jessop dice che il pelo della testa, quando inizierà a crescere, dovrà essere raccolto per consentire al cane di poter vedere e lo stesso procedimento dovrà essere adottato per il pelo dei baffi in modo da proteggerli… |
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STAMPA d’epoca fine’800 ( di proprietà di P.Casadei) |
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DISEGNO Copyright © P.Casadei |
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Facciamo un salto più avanti, di qualche decennio, negli anni ’30, dove in un articolo apparso su “The Tail-Wagger Magazine “ la famosa allevatrice Ledy Edith Windham dice, a proposito delle cure del pelo di uno yorkie da esposizione, che generalmente gli espositori mantengono il pelo dei loro soggetti ungendolo con “OIL” o “GREASE” per prevenire il pelo annodato e/o opaco e per agevolarne la toelettatura. L’articolo continua dicendo che per i cani con il pelo molto lungo si dovranno arrotolare i baffi dentro delle cartine e poi tirati su e fermati, per permettere al cane, che partecipa alle expo, di poter liberamente mangiare e per assicurargli massima libertà. |
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Sempre nello stesso periodo ho trovato delle stampe, tratte dall’enciclopedia inglese Hutchinson’s, Popular and illustrated dog e, tra queste, ho visto una foto che ritrae un soggetto campione completamente imbigodinato. |
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STAMPA d’epoca ( di proprietà di P.Casadei) |
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Come potete vedere dalla foto, sono bigodini con carta apparentemente comune e legati con dei nastrini o cordoncini….mentre la coda è semplicemente legata da un nastrino. L’impostazione dei bigodini è già simile a quella che oggi giorno usiamo tutti noi …che sostanzialmente si differenzia nella parte anteriore, lasciata al naturale, e la distribuzione dei bigodini nel corpo, che ora sono molto più numerosi. E quindi molto probabile che solo nei primi decenni del secolo s’introduce l’uso delle cartine, che forse inizialmente erano poste solo sui baffi…e poi, dopo qualche anno, in tutto il corpo. Circa 20 anni dopo, fine anni ’50, Annie Swan scrive nel suo libro che per lei il modo migliore per mantenere un pelo da expo è l’utilizzo di una mistura composta da olio d’oliva e olio di cocco in parti uguali con una piccola aggiunta di paraffina. Dice anche che è molto usata questa miscela composta da "Pomade of Marrow 4 oz, Olive Oil 1 oz,CASTOR Oil 1 oz"….mescolati insieme.. Continua spiegando che il pelo andrà poi tirato su, dentro un tessuto di carta, con particolare attenzione ai baffi… Il cane andrà regolarmente spazzolato con una spazzola in setola di ottima qualità….dice inoltre che anche il posteriore dovrà essere coperto con un pezzo di stoffa di cotone di circa 3-6 inches. (i calzini) Riguardo il bagno consiglia di eseguirlo ogni 6 settimane.. Questo conferma che è all’incirca in questi anni si afferma in modo definitivo la base del metodo che tutti noi utilizziamo tutt’oggi. Una nota Curiosa l’ho trovata in un libro americano“How to raise and train a Yorkshire Terrier by Arthur Liebers and Dana Miller…scritto sempre nello stesso periodo (fine anni ’50)dove gli autori spiegano e mostrano diverse foto di come effettuare i bigodini su uno yorkie da esposizione…”Con una spazzola, di setola dura, ungere e incartare con carta da fiorista (nella foto si vede una carta plastificata trasparente)…. Questa ultima “teoria”, contemporanea a quella del libro inglese, denota una certa modernità …sulla scelta dei materiali da utilizzare….infatti le cartine plastificate oggi hanno un vasto utilizzo nella pratica della toelettatura dei bigodini. L’introduzione del cappottino credo sia datata intorno agli anni 70, infatti, ho trovato un articolo, di quel periodo che consiglia di mettere un cappottino (JACKET) in leggero cotone o lino per proteggere il pelo dello yorkie che ha i bigodini, e per non sporcare il vestito del proprietario, visto il mantello intriso di olio. |
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Anche qui io ho provato un po’ tutte le tecniche e mi sono sempre trovata bene utilizzando prodotti spray già pronti per l’uso, che si trovano in commercio, ovvero miscele composte da oli sulle quali io aggiungo, a parte, dei balsami nutrienti … Infine ci sono le scarpine o calzini , che dividono gli yorkisti tra quelli che le utilizzano regolarmente e quelli che invece non le usano affatto. Io faccio parte di quelli contrari per tanti motivi ….il primo in assoluto è che preferisco avere un soggetto con un ciuffo di pelo in meno piuttosto che un cane con un ginocchio debole o, nel peggior dei casi, lussato. Infatti se il cane vive libero per casa, come i miei, e se corre e salta su e giù dal divano, la scarpina ovviamente toglie molta aderenza al terreno e aiuta notevolmente a far scivolare il posteriore causando, a volte, solo una mal postura del posteriore, altre volte traumi un po’ più seri. |
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Così facendo comprometterebbe solo alcuni peli e non trancerebbe la ciocca intera o, peggio ancora, non s’incastrerà l’unghia nella ciocca rimanendo bloccato magari per diverso tempo. Mentre se l’elastico non sarà corretto e sarà più duro e resistente questo resisterà alla grattata del cane e comprometterà in modo evidente il pelo. L’uso di questi elastici, però, l’ho visto usare anche in altre parti del corpo su molti soggetti e a volte associato a trecce che si uniscono tra loro. Per quanto riguarda il cappottino, che noi qui in Europa usiamo abitualmente, non tutti gli espositori negli Stati Uniti lo usano, perché, chiedendone la motivazione, mi è stato spiegato che secondo la loro teoria il vestitino non agevola la crescita del pelo, facendo traspirare a fatica i pori. Comunque anche se questa tecnica si differenzia molto dalla tradizionale lo scopo finale rimane lo stesso, cioè, raccogliere il pelo arrotolandolo o intrecciandolo, per preservarlo da polvere, nodi e sfibrature, per farlo crescere e per poterlo mantenere al massimo delle condizioni per il giorno delle expo. Dopo aver citato e brevemente analizzato vari modi di mantenere il pelo di uno yorkie da esposizione, credo sia opportuno dire che qualsiasi sia la tecnica che si sceglie di seguire, quello che importa è che questo procedimento raggiunga il risultato desiderato. Per quanto riguarda la cadenza d’esecuzione di questa toelettatura io consiglio di spazzolare e toelettare lo yorkie tutti i giorni quando è giovane, mentre quando sarà adulto basterà ripetere queste operazioni a giorni alterni, tranne per la testa che dovrà essere comunque eseguita tutti i giorni. La cadenza del lavaggio, per uno yorkie che ha i bigodini, mediamente è di circa dieci-quindici giorni, in modo da eliminare sporco e olio in eccesso e far respirare bene i pori della pelle. Una piccola parentesi va aperta sull’attrezzatura, perché nel corso degli anni ha subito un grossa evoluzione, a partire dalla spazzola, che inizialmente era in pura setola ed ora è con punte di ferro, alle miscele che inizialmente erano fatte in casa mentre quelle del giorno d’oggi, le possiamo trovare in commercio già pronte per l’uso. |
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Attrezzatura |
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Infatti l’evoluzione tecnologica e la diffusione della cultura cinofila hanno aiutato notevolmente questo sviluppo dei materiali: prodotti, spazzole, pettini, elastici sempre più adeguati a questo tipo di lavoro, agevolandone notevolmente la pratica. Come possiamo notare, il mantenimento del pelo dello yorkie, anche se sembra un’attività semplice, analizzata a fondo, risulta una pratica che richiede una certa professionalità, se la si vuole operare in modo corretto. Penso infine che quello che accomuna tutti questi metodi, per mantenere un mantello in condizioni TOP, sia il fatto che, come sostenevano alcuni allevatori alla fine dell’ 800, non debba mai mancare una giusta dose di “olio di gomito” perché, anche se si procede nel migliore dei modi, con i migliori materiali, occorre comunque costanza e fatica in questo tipo di “lavoro” ! |
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